martedì 2 aprile 2013

Giovanni Orelli parla di "Le città e i nomi"

Giovanni Orelli ha recensito Le città e i nomi. Un viaggio tra le Città invisibili di Italo Calvino su Quaderni Grigionitaliani (4/2010, pp. 478-479).



Ulteriori informazioni sul libro: http://www.nerosubianco-cn.com/scheda.asp?id=51



sabato 5 gennaio 2013

"Sono nato in America" (Italo Calvino)

"Dati biografici: io sono ancora di quelli che credono, con Croce, che di un autore contano solo le opere (Quando contano, naturalmente). Perciò dati biografici non ne do, o li do falsi, o comunque cerco sempre di cambiarli da una volta all’altra. Mi chieda pure quel che vuole sapere, e Glielo dirò. Ma non le dirò mai la verità, di questo può star sicura." (Italo Calvino, Lettera a Germana Pescio Bottino, 9 giugno 1973).
Il corposo volume Sono nato in America (Milano, Mondadori, 2012. A cura di L. Baranelli) raccoglie centouno interviste distribuite nell'arco di quasi mezzo secolo. Ne emerge un ritratto in divenire di Calvino e della sua produzione letteraria, sia per quanto riguarda le singole opere, sia per i suoi indirizzi di fondo.



Non mancano riflessioni sulla lettura e i lettori e sulla letteratura italiana, cui Calvino riconosce il vizio di essere "cresciuta nell'aiola del gusto e della sensibilità anziché nell'orto delle idee".

Chi è interessato al processo di scrittura di Calvino ricorderà le riflessioni affidate ai suoi personaggi:

"Ci si mette a scrivere di lena, ma c’è un’ora che la penna non gratta che polveroso inchiostro, e non vi scorre più una goccia di vita, e la vita è tutta fuori, fuori dalla finestra, fuori di te, e ti sembra che mai più potrai rifugiarti nella pagina che scrivi, aprire un altro mondo, fare il salto". (Il Cavaliere inesistente).

In una delle interviste raccolte in Sono nato in America, Calvino racconta:
"Ho molta difficoltà di parola, ma ho altrettanta difficoltà di scrittura. Non scrivo mai di getto. I miei manoscritti sono pieni di cancellature, di rimandi, di inserimenti. Invidio molto chi sa parlare e sa scrivere direttamente. A me il pensiero si presenta sempre molto ingarbugliato, lo devo mettere in ordine, fissando alcuni nuclei. La forma ha le sue imposizioni."
Buona lettura. 
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mercoledì 25 aprile 2012

Academia.edu

I've recently joined Academia.edu. It's a platform for academics to share research papers and follow the research in a particular field. 


martedì 23 agosto 2011

Recensione: Sylvain Reynard, "Gabriel's Inferno"

Cosa avrebbe pensato Dante di Gabriel's Inferno?

(What would Dante have thought of Gabriel's Inferno?)

Nello stesso mese – Aprile – in cui Dante Alighieri (1265-1321) collocò il suo viaggio ultraterreno e nell'anno in cui cade il 690° anniversario della morte del Poeta, un autore Canadese, Sylvain Reynard, ripropone l'amore di Dante e Beatrice come sfondo e motivo ispiratore della sua opera prima, Gabriel's Inferno, pubblicata ad Aprile 2011.

Potremmo presentare da molti punti di vista le vicende di Gabriel Emerson – docente dell'Università di Toronto, studioso di Dante e “specialista dell'arte della seduzione” – e di Julia Mitchell, specializzanda che, dopo un passato traumatico, arriva nella stessa Università.

Che Dante continui ad affascinare e ad ispirare nuovi scrittori, anche dopo secoli, non è una novità; non è nemmeno la prima volta che la Commedia offre lo spunto per un romanzo (cfr.
Matthew_Pearl, The Dante club, 2003). Ma cosa avrebbe pensato Dante di Gabriel's Inferno? L'avrebbe apprezzato? Ritengo di sì. Scopriamo perché.

Anime, come nella Commedia.

“L’amore”, scrisse Cesare Pavese, “ha la virtù di denudare non i due amanti l’uno di fronte all’altro, ma ciascuno dei due davanti a sé.” (Il mestiere di vivere, 12 ottobre 1940).

In circostanze e modi differenti, per tutti i personaggi principali di Gabriel's Inferno arriva il momento di confrontarsi con ciò che veramente sono. Non è quello che accade ai personaggi della Commedia, Dante incluso? Cosa resta di ognuno di loro, senza le loro ricchezze, il loro ruolo sociale, il loro potere?

Gabriel Emerson è un uomo attraente, ricco, affermato; anche la sua attività di studioso appare finalizzata solo al culto di sé ed all'accrescimento del proprio prestigio. Con precisione cinematografica Sylvain Reynard descrive gli oggetti, i luoghi, i divertimenti via via scelti da  Gabriel nella sua continua ricerca del piacere. Eppure ciò che più colpisce di Gabriel, nella prima parte del romanzo, è la sua profonda sofferenza. Sul modello di San Francesco d'Assisi – una figura che lo interrogherà nel profondo – Gabriel scoprirà che il cammino verso la felicità è caratterizzato dall'umiltà più che dall'esaltazione, dal dono (e dal perdono, che etimologicamente significa “donare fino in fondo”) più che dalla conquista.

Idee, come nel Convivio

Nel Convivio Dante si propose di rendere accessibile la cultura anche a chi, per vari motivi, ne era stato escluso. Nel suo romanzo Sylvain Reynard ha incluso, attraverso le lezioni di Gabriel e le ricerche di Julia, alcune sue brillanti acquisizioni, frutto dei suoi studi su Dante e Tommaso d'Aquino. Molti lettori di Gabriel's Inferno hanno voluto saperne di più e hanno deciso di avvicinarsi alla Commedia.
Gabriel's Inferno è un'opera straordinariamente ricca di riferimenti all'arte, alla musica, alla letteratura, tutti perfettamente integrati nella trama. L'autore attinge al suo vasto patrimonio culturale non per farne sfoggio, ma per renderne partecipe il lettore. All'accuratezza con cui vengono scelti i contenuti corrisponde uno stile di scrittura impeccabile, impreziosito da guizzi ironici ed aperture liriche.

Elevazione, come nella Vita nuova


Come ha ricordato Roberto Benigni, “la Divina Commedia è erotica, estremamente erotica, ma più che erotica è sensuale. […] È un libro tutto al femminile la Divina Commedia, è un libro tutto sull’amore, basato tutto sull’amore.” Come già nella Vita nuova, l'amore nella Commedia è mezzo di elevazione spirituale e di salvezza. Ma Dante è drammaticamente consapevole del fatto che la seduzione può travolgere, fino addirittura a portare alla dannazione – basti ricordare Paolo e Francesca.

Gabriel's Inferno è – anche – una storia d'amore. Sia Gabriel che Julia hanno sperimento, come vittima o come carnefice, le ferite che possono essere inferte quando l'amore è inteso non come elevazione, ma come possesso e sottomissione dell'altro. Quando la propria innocenza è stata persa, come sperare che l'amore possa far fiorire l'altro? Gabriel ha già incontrato le tre fiere di Dante – la superbia, la lussuria, l'avidità – e ne è stato sopraffatto. Per chi si crede già destinato alla dannazione, la redenzione è ancora possibile? Sono questi – redenzione, sofferenza, speranza –   i temi portanti del romanzo. Su di essi, Sylvain Reynard interroga non solo i suoi personaggi, ma anche il lettore, esortandolo a mettersi in discussione.
Marinella Lizza

martedì 16 agosto 2011

A walk in Florence with Dante Alighieri

I've recently delivered some webinars about Italian culture. One of them was about Dante's Florence: a walk -- real or virtual -- in Florence can make us notice how much Dante's world and his Divine Comedy are still present.

A part of the webinar materials is now available:

A walk in Florence, pdf., 1,3 MB.

If you are interested in webinars, conferences, papers and other activities about Italian literature and culture, in Italian or in English, check the other pages of this website, or feel free to write to me.

giovedì 9 giugno 2011

Perché leggere Dante? / Why read Dante?

"Perché leggere i classici?"

Chi insegna letteratura si sente rivolgere molto spesso questa domanda dai propri studenti. Si può rispondere, con le parole di Italo Calvino, che "un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire", ma a questo punto mi aspetto un'altra domanda: "...ad esempio?"

Due esperienze recenti, entrambe negli USA, mi hanno colpita molto positivamente per quanto riguarda la passione che il nostro Dante è ancora capace di suscitare.

Ho avuto il piacere di tenere alcuni webinar per The Center for Italian Studies di Baltimora, dove viene condotta una preziosa opera di diffusione della lingua e cultura Italiana. Uno degli interventi ha riguardato la Firenze di Dante: basta una passeggiata -- reale o virtuale -- per le vie di Firenze per accorgerci di quanti luoghi ci facciano sentire vicina ancora oggi la Divina Commedia e il mondo di Dante.

Da poche settimane, invece, è stato pubblicato un romanzo -- per ora disponibile solo in Inglese -- dove Dante e Beatrice fungono da sfondo e ispirazione per una moderna storia d'amore e di passione per la letteratura:


Ho discusso il libro con alcuni lettori e non mi ha sorpreso che molti di loro abbiano deciso di leggere Dante, affascinati dal modo in cui Reynard utilizzi versi tratti dalla Commedia e da altre opere dantesche, nonché da studi di Tommaso d'Aquino e da molti altri classici.
Dopo aver letto (e riletto) questo romanzo e aver ripensato ai tanti passi della Commedia che vi fanno da sfondo, ho potuto confermare le parole di Calvino: "i classici sono libri che quanto più si crede di conoscerli per sentito dire, tanto più quando si leggono davvero si trovano nuovi, inaspettati, inediti."

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"Why read the classics?"

Teaching literature, I often get this question from my students. According to Italo Calvino, "a classic is a book that has never finished saying what it has to say;" but this elicits another question: "could you do an example, please?"

Thanks to two recent experiences, both in the US, I had been impressed by the passion that our Dante Alighieri is still able to encourage.

I've delivered a serie of webinars for The Center for Italian Studies (Baltimore), an institution where Italian Language, Literature and Culture are greatly promoted. One webinar was about Dante's Florence: a walk -- real or virtual -- in Florence can make us notice how much Dante's world and his Divine Comedy are still present.

Dante and Beatrice have recently inspired a novel:

Gabriel's Inferno, by Sylvain Reynard

It's a modern love story -- but also a story about love for literature.

I've discussed the book with some of its readers and -- not surprisingly -- many of them have been fascinated by the way Reynard used Dante's works (not only the Divine Comedy), as well as Thomas Aquinas philosophy and many other classics.

After reading (and rereading) Gabriel's Inferno and thinking about many verses of the Divine Comedy that inspired the book, I would say, with Italo Calvino, that "the classics are books which, upon reading, we find even fresher, more unexpected, and more marvelous than we had thought from hearing about them."

For my English speaking friends, this is a great site for the Divine Comedy: